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 Il Femminino Sacro

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Asineth
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MessaggioTitolo: Il Femminino Sacro   Dom Nov 02, 2014 5:31 pm



Il Graal rappresenta il femminino sacro, il calice della rigenerazione, la dèa. Esso ha avuto molti simboli oltre al vaso sacro: una pietra, un gioiello, una vite, uno scrigno, un piatto.
Un tempo, il disporre della facoltà di generare era considerato sacro, ma quest’antico rispetto pagano costituiva una seria minaccia per l’ascesa di una Chiesa ad egemonia maschile e per lo sviluppo della cultura dell’epoca. In seguito alla costituzione della prima Inquisizione cattolica nel 1231, la tradizione del Graal fu condannata e il materiale relativo a esso fu eliminato, proprio per i suoi forti legami femminili e soprattutto, per il timore della discendenza messianica della Famiglia del Graal.
Come scrive Laurent Gardner nel libro La linea di sangue del Santo Graal: « I romani fecero bruciare tutti i pubblici archivi a Gerusalemme per impedire che in futuro si potesse accedere a qualsiasi valida prova documentaria di tipo messianico». Il cronista Giulio Africano (che tradusse in latino una serie di opere scritte nel I secolo dal discepolo Abdia, il vescovo nazareno di Babilonia e che contenevano dieci volumi di storia apostolica di prima mano. Tuttavia, come tanti altri resoconti dell’epoca, vennero esclusi dal Nuovo Testamento), scrivendo intorno al 200 d.C. affermò: «Alcune persone prudenti, che avevano imparato a memoria i nomi o li avevano ricavati da copie di documenti, possedevano i loro archivi privati». Egli definì questi eredi regali Desposyni (eredi o appartenenti del Signore), un titolo consacrato e riservato esclusivamente a coloro che appartenevano alla stessa stirpe di Gesù (Come menzionato anche in Hugh Schonfield in The Passover Plot, Shaftesbury, Element Books,1985, cap.5, pag.245). Durante i primi secoli d.C. essi furono perseguitati per ordine di Roma: prima dall’imperatore, poi dalla Chiesa. Erano loro i detentori della sacra eredità della casa reale di Giuda: una stirpe dinastica che esiste ancora oggi.
Nella letteratura medioevale il Graal veniva identificato con una dinastia: la Vite di Giuda, tramandata in Occidente attraverso il sangue Divino.

La tradizione esoterica del Graal fu costretta a indirizzarsi verso simbolismi segreti, per tramandare la trasmissione di memorie. Le stesse carte dei tarocchi, apparse a Marsiglia nel 1300, si rifacevano a questa antica tradizione, strettamente connessa a Maddalena. Alcune carte erano associate a lei, come La Giustizia, che nei circoli esoterici veniva chiamata “la carta della Maddalena”e indicava la debolezza della Chiesa del Graal di fronte all’intransigenza dell’Inquisizione. La Torre, che rappresentava Maddalena, (la Magdal-eder ovvero la Torre del gregge). Il Mondo, che raffigurava una donna con lo scettro o un altro segno di sovranità e la Forza, il cui simbolismo era collegato alla virtù femminile e ritraeva una donna che governava e sosteneva la stirpe regale Davidica.
Le leggende dei Cavalieri di Re Artù alla ricerca del Graal, le canzoni dei Troubadours nel Medioevo, il mito dell’Unicorno tanto caro ai Catari e associato alla fertilità, erano in realtà vicende che riavvicinavano alla sacralità smarrita della dèa e ponevano la femminilità in primo piano.
Il mito di Sophia (saggezza) racconta la storia della caduta dell’anima con l’incarnazione e del suo riscatto per merito dell’amante e fratello, simbolo della coscienza. Il pentimento e l’espiazione rappresentano le fasi attraverso cui l’iniziato passa per raggiungere la gnosi, la conoscenza di sé.
Come asserisce la scrittrice Margaret Starbird, il femminino sacro è quell’altro volto di Dio che in 2000 anni non è stato onorato, né tanto meno riconosciuto.

Ricordiamo che l’immagine maschile che viene storicamente attribuita a Dio sta gradatamente assumendo la Sua vera identità teologica di Padre e Madre, poiché Dio, come sappiamo, non ha sesso. Ecco la ragione per cui gli Ebrei non illustrano in immagini l’Entità Suprema. Anche allo Spirito Santo fu attribuita una connotazione maschile, sebbene nel Vecchio Testamento, lo Spirito, la  ruach, sia femminile.  Nel Vangelo di Filippo si deduce che lo Spirito è Madre e Vergine e consorte del Padre. La stessa concezione verginale, attribuita alla Madre Celeste, viene descritta come l’unione delle due potenze Divine, il Padre del tutto e lo Spirito Santo.
Il termine Graal cela l’origine Essena, poiché nei rotoli del Mar Morto si fa menzione della loro appartenenza al “gwrl” e la devozione al Re del mondo Melchisedek che vive eternamente, oltre il graduale decadimento del mondo umano, portando con sé i misteri della conoscenza occulta, trasmettibili solo per via iniziatica. Melchisedek rappresenta quindi la tradizione primordiale, l’energia Cristica, l’Intelligenza suprema, il vero Maestro di tutti i grandi Maestri..
Sulla misteriosa natura del Graal esistono numerose ipotesi, tra le quali, alcune citano che essa possa essere la coppa che avrebbe contenuto il sangue di Cristo, o il calice usato da Gesù nell’ultima cena, o il catino contenente il pane nella stessa occasione. Il calice rappresenta simbolicamente il recipiente femminile; lo confermano dipinti preistorici ritrovati in alcune grotte, in cui la lettera V è associata al pube femminile. Lo si associa al  sesso femminile in contrapposizione alla spada dal simbolo maschile o a un motivo archetipico dove si raccolgono le energie in grado di produrre una trasmutazione alchemica o, ancora, lo si converte a livello  fonetico: Santo Graal…Sang Real...Sangue Reale.
Seguendo questa ipotesi il Graal, il sacro contenitore, non sarebbe quindi un oggetto ma, come ha interpretato Dan Brown ne Il Codice da Vinci, una persona, e nella fattispecie Maria Maddalena, colei che avrebbe lasciato una discendenza Divina di Cristo in Terra: i Merovingi. Questa leggenda è nata in Europa occidentale ed è largamente diffusa nell’arte, nei manufatti e nel folklore del periodo medievale.
Il “grande segreto” del Sang Real, portato da Maddalena in Gallia, sembra sia stato occultato per 2000 anni dal Priorato di nostra Signora di Sion, una società segreta antica e potente di cui, alcuni sostenitori, avrebbero disseminato tracce a Rennes le Château, nella regione di Linguadoca in Francia meridionale. Pare inoltre che, per i Templari, il titolo di Nostra Signora di Sion non sia da attribuire a Maria, la madre di Gesù, bensì a Maria Maddalena, principessa della tribù di Beniamino.
Baigent, Leigh e Lincoln, i tre autori del best seller del 1982 Il Santo Graal, durante ricerche presso la Biblioteca Nazionale di Parigi, scoprirono dei documenti che menzionavano un’antica società segreta chiamata Priorato di Sion, in cui veniva descritta una genealogia che collegava un uomo di nome Pierre Plantard (1920-2000), un cittadino francese autoproclamatosi Gran Maestro, al Re Dagoberto II e, quindi, alla dinastia Merovingia.
Le tradizioni di quel tempo raccontano che i discendenti di Sara (principessa, in ebraico), figlia di Gesù e Maddalena, si unirono in matrimonio con i componenti delle famiglie visigote dell’epoca, dando origine alla dinastia Merovingia. I visigoti reclamano di discendere dal re Davide e dal re Salomone e di essere scappati nella regione dell’Arcadia, in Grecia, prima di occupare il nord della Francia.
I re Merovingi furono considerati “Re sacri”, poiché regnarono secondo l’antica tradizione dei Re Pescatori che, rifacendosi agli insegnamenti di Gesù, servivano anziché dominare. (Laurence Gardner, La linea di sangue del Santo Graal). Il titolo di Re Pescatore è di origine antichissima, infatti emerge già nelle tavole Sumere, in cui si menzionava il rango di scienziato-sacerdote (dotto nel sacro sapere) Ea-Enki, il nefilim con il titolo “Signore della Terra”, perché arrivato per primo “dal cielo sulla Terra”. È qui chiara l’origine extraterrestre.
Il misterioso villaggio francese di Rennes Le Chatêau, presenta, oltre all’ossessiva presenza di Maddalena, una tra le tante particolarità associate al Graal. Collegando le statue di alcuni santi presenti nella Chiesa ed escludendo intenzionalmente quella di Maddalena, si ottiene il seguente risultato:
S. Germana
S. Rocco
S. Antonio Abate
S. Antonio da Padova
S. Luca
La parola che ne deriva dalla sequenza delle statue è: Graal. Collegando poi queste statue nello stesso ordine con cui compaiono nella parola Graal, si legge la lettera M, che si suppone possa indicare proprio Maddalena.
Nella torre di Magdala, fatta costruire dall’abate Saunière, si legge una M rovesciata, e questo dettaglio va collegato ai Templari che usavano indicare in questo modo i personaggi che la storia aveva tramandato in modo sfavorevole.
Secondo un’interpretazione, quando Maddalena partì dalla Palestina per cercar rifugio in Francia, ove si trovavano alcune comunità ebraiche, aveva in custodia il Santo Graal, in cui Giuseppe d’Arimatea raccolse il sangue di Cristo.
Giuseppe d’Arimatea, dalla terra transalpina, partì per l’Inghilterra, dove avrebbe dato inizio alla dinastia dei Re Pescatori (col compito di fornire pesci alla mensa del Graal), mentre Maddalena sarebbe rimasta in Francia, dove ancora oggi riposano le sue spoglie.
In un’altra versione di Maddalena portatrice del Graal, s’ipotizza portò con sé in Francia un vasetto di unguento, contenente forse mirra o aloe, con cui sarebbe stato unto il Cristo.
Il Graal, in realtà, è senza tempo e senza luogo e rappresenta la ricerca interiore, il calice della rigenerazione, il Regno di Dio in noi, la nuova nascita che idealmente riunisce il fuoco fisico, animico e spirituale e, cioè, i tre elementi dell’uomo: testa, cuore ed eros, come asserisce lo studioso Adriano Forgione (il direttore della rivista Hera).
Al Graal è stato attribuito il potere di ringiovanire, istruire e provvedere.
La testimonianza della sua universalità è palesata dalla presenza di un Graal francese, atlantideo, sumero, Egizio, induista ecc.
La tradizione Graaliana è legata intimamente al sacerdozio e all’Ordine di Melchisedek che, si è conservata eternamente, e ha avuto interlocutori tra le elìtes responsabili di Oriente e Occidente, attraverso l’Islam, i Templari e poi i Rosacroce.
Nel Medioevo, questa trasmissione di memorie, si estrinseca con tre romanzi: il Percival di Gallois di Chretien de Troyes, la Histoire du Graal di Robert de Boron e il Perzival di Wolfram Von Eschenbach. Il primo è composto intorno al 1180, in piena epoca Templare, gli altri sono più tardi, intorno al 1200.
Nel Parsifal si descrivono le tentazioni che l’uomo deve affrontare per far cadere la scelta tra l’anima carnale o l’anima superiore (sophia), tra la materiale o la divina. L’iniziato non dovrebbe prestare attenzione alle adulazioni dell’anima materiale (la prostituta), ma lasciarsi coinvolgere dal richiamo dell’anima divina (la vergine-Melchisedek), per poter accedere alla sua vera identità cosmica. Questo tema della trasmutazione della coscienza è molto presente nella narrativa del Graal, dove il potere magico-virile dell’uomo è attenuato da un’impura sessualità.
Nella leggenda Graaliana, nel momento in cui il cavaliere si libera e sposa la “Donna”, inizia una seconda serie di prove, questa volta con maggiore probabilità di successo, in quanto il Cavaliere ha acquisito forza, esperienza e saggezza.
Sempre nella ricerca della redenzione spirituale il Graal viene a volte sostituito da un anello, per esempio in alcune produzioni teatrali, musicali e letterarie della serie del Signore degli anelli.
Nella favola della Bella Addormentata si rappresenta l’anima sopita del mondo attraverso una Principessa, condannata a dormire per sempre a causa di una maledizione, ma che poi viene risvegliata dal bacio del Principe Azzurro che spezza l’incantesimo.
Secondo Dan Brown, Walt Disney pare fosse un fautore di Maddalena, e volle rappresentarla attraverso l’incarnazione del femminino sacro. Egli usava inserire messaggi e simboli criptati nella sua arte: la Bella Addormentata, Cenerentola, la Sirenetta, sono alcune rappresentazioni della sottomissione della dèa che egli illustrò nei suoi personaggi in cartoni animati.
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