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 Bosco Sacro

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Asineth
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MessaggioTitolo: Bosco Sacro   Lun Giu 06, 2016 5:21 pm

I primi luoghi di culto nell’antichità, sacri territori silenziosi in cui riflettere e raccogliere le idee, sono stati i boschi.
Ancor prima che l’uomo edificasse templi e chiese, il bosco ha rappresentato con la sua occulta oscurità e le sue ombre enigmatiche, il luogo eletto in cui l’animo può entrare in contatto con la sacralità.



Nel bosco il mistero si respira nell’aria: lo stormire delle fronde è la voce della natura che parla solo agli iniziati, le ombre e i giochi di luce tra i rami trasformano il paesaggio e confondono il tempo, le radure si rivelano improvvise tra gli alberi e ne custodiscono i segreti.

La radura è lo spazio celato e protetto in cui compiere i Sacri riti, gli alberi diventano con le loro continue metamorfosi i padroni del tempo, ieratici e intoccabili.



Il bosco regala la vita, ospita piante e animali che permettono all’uomo di sopravvivere, mangiare, riscaldarsi, ripararsi.
Ma è anche un luogo di paura, nasconde insidie e pericoli, la luce penetra a fatica, smarrire la strada è molto facile.

L’uomo vede nel bosco la dimora per eccellenza di strane creature: dei, folletti, ninfe, fate, fauni e satiri tutti da ingraziarsi con preghiere o offerte votive da lasciare su pietre nascoste in luoghi segreti.
Canti, balli, erbe magiche sottoforma di offerte garantiscono il perpetrarsi dei ritmi della natura in un tempo in cui l’Europa è ricoperta di boschi.

I popoli che maggiormente eleggono il bosco come luogo sacro di culto sono Celti, Romani, Germanici, Greci.

Nella tradizione celtica, i Druidi celebrano i loro magici riti in spazi riservati alle cerimonie nel cuore delle foreste in cui alcuni alberi vengono ritenuti sacri.
I Celti chiamano il bosco sacro “Nemeton” (nemus = bosco), meglio identificato in una radura carica di potere benefico e forza.

Per i Romani invece, il bosco sacro è il “Lucus” o “Nemus”, ed indica la radura nel bosco in cui riesce a giungere la luce del sole.
Sono le donne le prime sacerdotesse ad entrare in contatto col mondo magico del bosco, a danzare per i numi, trarre i vaticini e offrire erbe in un misto di scienza e magia.
Il loro matriarcato è legato alla capacità di procreare, segreto che custodiscono gelosamente, fino alla supremazia maschile che trasforma il sacerdozio loro prerogativa.

Nell’Italia centrale i Boschi sacri sono numerosissimi, molti nel tempo vengono ridotti a semplici spazi recintati o piccole zone racchiuse che con il tempo si dotano di altari in pietra, statue sino ad un ultima evoluzione di eredità etrusca: quella del tempio.

La motivazione di non concepire l’intero bosco come area sacra è di tipo pratico, aumento della popolazione con conseguente speculazione edilizia, necessità di utilizzare il legname, urbanizzazione.

A Roma numerosi Boschi sacri vengono sacrificati: alle falde dell’Aventino dove si colloca la vicenda di Remo; sul Viminale, Celio, Esquilino, Campo Marzio, ai Fori ecc…
Le tracce sono giunte fino a noi sottoforma di are, statuette votive, ceppaie millenarie, scritti di autori famosi.

Tra i Boschi sacri più noti vorrei ricordare il “Nemus Aricinum” presso il lago di Nemi, tra i colli Albani.
Bosco e lago sono reputati sacri, il lago è lo specchio della dea considerata protettrice delle donne e della loro prole, custode di sacri fuochi, onorata all’interno di un santuario antichissimo, ricco di leggende e misteri.
La fonte Egeria del Bosco sacro di Diana è venerata per le proprietà terapeutiche, numerosi gli ex voto rinvenuti che raffigurano parti malate del corpo.

Altro sito importante si trova a Monteluco di Spoleto dove è stata reperita un’iscrizione su pietra del III sec. a.C. che riporta regole e punizioni per chi osi profanare il Sacro bosco dedicato a Giove.

La toponomastica di molti luoghi del Centro Italia ci indica come in passato il sito fosse sede di un Bosco sacro : Piediluco, Luco dei Marsi, Monteluco, Poggio a Luco, Luco di Mugello e tantissimi altri ancora.

Alcune piante dei boschetti erano ritenute sacre e venivano associate al culto di una specifica divinità, come le quercie per Giove, il mirto e il cipresso per Venere, la rosa canina per Diana, il melograno per Giunone, l’ulivo per Minerva, il pino per Cibele, il rosmarino per Marte, l’alloro per Apollo.
L’alloro era utilizzato dalle sacerdotesse, oltre per cingersi la fronte, anche per raggiungere l’estasi poetica mediante la masticazione delle foglie

Al sacro Bosco i profani non possono accedere che in feste pubbliche in cui i sacerdoti compiono i sacri riti sull’altare; il popolo partecipa alle processioni, si ricevono benedizioni e si può portare via un pezzetto di ramo dell’albero sacro ospitato nel sacello.

Poi arriva il Medioevo, il Cristianesimo prende il sopravvento e i Sacri Boschi assumono un significato allegorico, diventano luoghi di oscuro smarrimento e tentazione in cui uomini santi vengono insidiati da demoni malvagi.
Le divinità secondarie come ninfe, satiri e fauni vengono relegati a spiritelli malvagi per leggende e folklore, i grandi dei del Pantheon sostituiti da Santi cristiani nel faticoso tentativo di sbiadire i loro ricordi.

Pene e censure sono molto severe per chi continua ad entrare nei Sacri Boschi e profferire offerte e preghiere per gli spiriti arborei, ma è molto difficoltoso cancellare dal popolo gli antichi riti pagani.
Le antiche sacerdotesse druide, esperte conoscitrici di erbe curative, propagatrici dei riti primitivi, sono etichettate come streghe e bruciate legate a quegli alberi sacri di cui le loro antenate erano custodi.

Il sabba delle streghe si compie sempre in radure dei boschi, sotto particolari alberi (famoso quello di Benevento).
Non è per puro caso che Dante si perde in una selva oscura o che Merlino si ritira mella magica foresta di Brocéliandé dove i Cavalieri della Tavola Rotonda si perdono alla ricerca del Graal o che sempre in una foresta nelle fiabe si abbandonano bambini innocenti o povere fanciulle indifese.

La selva stregata è simbolo di ignoranza in cui si devono ritrovare le proprie facoltà intellettive, per i cavalieri è un percorso iniziatico da cui si potrà rinascere dopo incredibili prove.

Spesso nel mondo romano e greco l’ingresso ai regni dell’Oltretomba è celato all’interno di boschi o foreste ricchi di creature mostruose e pericolose.


Anche se sono passati molti secoli dall’esistenza e l’utilizzo dei sacri boschi, nell’animo umano rimangono tracce ataviche di queste lontane tradizioni,
legami indissolubili con la natura e patrimoni culturali da non dimenticare.
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