Nella Terra di Mezzo...

La magia dei desideri realizzati, non è utopia, non sono loro a non esistere, ma siamo noi che li blocchiamo smettendo di crederci. (Ejay Ivan Lac)
 
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 L’albero e la bambina

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Asineth
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MessaggioTitolo: L’albero e la bambina   Sab Set 24, 2016 5:31 pm

C’era una volta un albero che amava una bambina. Non so dirvi come questo accadesse. Posso solo dirvi che si trattava di un bene grandissimo. E come tutti i più grandi affetti, anche questo era nato a poco a poco, con lo stare assieme giorno dopo giorno, vicini. Accadeva, infatti, che la bimba spesso e volentieri andasse a giocare all’ ombra del “suo” albero, così come lo chiamava lei. Vi lascio immaginare la gioia dell’albero ogni volta che la sua piccola amica si gloriava definendolo in quel modo: “il suo albero”.



La bimba non perdeva occasione per rifugiarsi al fresco delle grandi fronde. E vi portava spesso anche i suoi amichetti. “Andiamo da Grandolmo!” gridava, poiché così lei lo aveva chiamato. E a lui quel nome piaceva naturalmente moltissimo. A volte era per giocare a palla; a volte per giocare a rincorrersi; a volte per giocare a vedere chi arrivava per primo a toccare il grande tronco; a volte per dondolarsi sull’altalena, che i robusti rami di Grandolmo reggevano sicuri. Ogni giorno la bimba correva a giocare sotto i rami pieni di foglie del suo albero; e le giornate passate con gli amici in quel luogo duravano lunghissime, sembravano non finire mai.



Qualche volta poi non c’era posto per gli amichetti. Qualche volta la bimba amava restare da sola: voleva pensare, voleva godersi il meraviglioso silenzio dell’estate, interrotto solo dal canto delle cicale e dalla musica che facevano i rami mossi dal vento; qualche volta voleva giocare da sola. Oppure, voleva semplicemente restare assieme al suo albero, al quale, ogni tanto, confidava anche i suoi piccoli segreti. E l’albero, che di anni ne aveva tanti e di esperienza da vendere, si compiaceva nel dare alla bimba i suoi piccoli consigli.
Grandolmo la guardava amorevole dall’alto della sua statura: le faceva ombra d’estate, regalandole il fresco delle sue fronde; la riparava dalla pioggia perché non si bagnassero i suoi bei capelli.



Anche la bambina nutriva un profondo rispetto ed un profondo affetto per il suo amico albero. Era sempre pronta, infatti, a rimproverare i suoi amici allorquando si divertivano in modo sciocco a tirare la palla con forza contro la corteccia o a dondolarsi sui rami con troppo impeto scuotendoli così con violenza: “Smettetela! In questo modo fate male a Grandolmo”, gridava, rossa per la foga.
Insomma, era proprio la storia di una bellissima amicizia; semplice, e proprio per questo piena di gioia.
Accadde un giorno che la piccola si trovasse nei pressi di Grandolmo a giocare con una sua bambola di pezza. Si sa che la fantasia delle bimbe è molto fervida. Le venne un’idea. Perché non costruire una piccola casetta, una piccola tenda fatta di frasche, per la sua bambola? Certo non sarebbe stato facile trovare del materiale adatto allo scopo. Pronunciò questo pensiero ad alta voce, proprio mentre si trovava all’ombra della grande pianta. Mi sembra inutile dirvi che gli amici capiscono sempre quando ci troviamo in difficoltà; e che, non appena possono, cercano il modo per venirci in aiuto. Vi sembra dunque possibile che il buon albero non si avvedesse che la sua amica aveva un piccolo desiderio che non riusciva a realizzare? Subito si chinò sulla bambina e le disse: “Prendi delle mie fronde, se vuoi; in questo modo riuscirai benissimo, credo, a realizzare una piccola casetta per la tua bambola”. Alla bimba non parve vero di ricevere quel regalo inaspettato: “Dici davvero?”, proruppe tutta contenta. Poi però, dopo qualche secondo di riflessione, disse al suo amico: “Grandolmo caro, siamo in estate: nessuna delle tue fronde è ancora caduta. Perciò per utilizzarle per la casetta della mia bambola dovrei strappartene qualcuna; e non voglio farti male!”. L’albero, bonario, sorrise pieno di cordialità: “Non ti preoccupare. Non vedi come sono carico di foglie e di rami? Se ne prendi alcuni per la casetta non ne sentirò certo la mancanza. E poi, vuoi forse che le esili manine di una bambina possano creare qualche fastidio, qualche dolore a una pianta grande e grossa come me?”. “Ma sei tanto bello con tutte le foglie al loro posto!”, disse la piccola; “Ricresceranno; te le offro volentieri”. Così disse e così fece l’albero.
Accadde ancora, un giorno, che la bimba si trovasse vicino al grande albero dopo essere stata fuori lungo tempo a giocare. La giornata era una bella giornata d’estate, luminosa, calda. La bimba si trovava digiuna dall’ora di pranzo, non avendo portato con sé nulla da mangiare per trascorrere il pomeriggio. Grandolmo si mostrò ancora una volta sollecito e attento. “Prendi uno dei miei frutti, cara” disse dolcemente, “è tutto quello che posso offrirti; non ho acqua, né altre bevande, ma i miei frutti sono dolci e rinfrescanti: di sicuro, sono ottimi per farti passare l’appetito”. “Oh Grandolmo, – rispose la piccola – sei tanto buono! Assaggerei davvero volentieri uno dei tuoi bei frutti: ma sei sicuro che davvero posso togliertene qualcuno?” “Certamente: ricresceranno in fretta; prendine pure fino a saziarti”.
Passò qualche anno. La bimba cresceva; l’albero naturalmente no, lui era già grande! Ma il loro ritrovarsi durante i pomeriggi di gioco non divenne meno frequente. Gli amici della ragazzina se ne uscirono una volta con un’idea particolarmente interessante: costruire una casa sopra un albero come loro rifugio segreto: “Sarebbe bellissimo avere un posto tutto per noi, costruito da noi, nel quale potersi ritrovare a fare progetti importanti”, disse uno di loro. Ovviamente quello che ci voleva era una pianta robusta, un albero ampio, resistente, in grado così di ospitare senza difficoltà quel genere di costruzione che avevano in mente. Tutti conoscevano ormai Grandolmo, e sapevano benissimo quanto i suoi rami fossero possenti: ciascuno di essi era infatti grande almeno quanto un bambino dei più robusti e sopportava il peso dei ragazzi, che ogni tanto vi si dondolavano con le braccia, senza fare nemmeno una piega; Grandolmo sembrava perfetto per la costruzione di una casa su un albero. La sua piccola amica però era un po’ preoccupata. Questa volta non si sarebbe trattato per la povera pianta di reggere il peso di uno o due ragazzi dondolantisi dai rami, ma di sopportare continuamente e per sempre il peso di una casa di legno, abitata perlopiù magari da un bel gruppetto di amici. La ragazzina temeva che sarebbe stato un fastidio troppo grande per il suo amico albero; e, non appena gli capitò di trovarsi da sola con lui, glielo confidò. “Nessun fastidio! – disse allegro come al solito Grandolmo –, è poca fatica portare una casa sopra i miei rami; già mio padre un tempo lo fece; ti assicuro che non me ne accorgerò nemmeno!” E così la casa su Grandolmo venne costruita. La piccola amica della pianta, ogni qual volta si ritrovava nella casetta con i suoi amici, era orgogliosa di poter affermare che quella casa esisteva sopra “il suo albero”.
Sarebbe ora lungo raccontarvi di tutte le occasioni in cui Grandolmo si dimostrò così generoso con l’amica alla quale voleva tanto bene: si fosse trattato di offrire qualche frasca, di portare pesi o addirittura di donare qualche ramo per il fuoco, nessuna richiesta sembrava troppo pesante per il buon albero, che tutto faceva con serenità.
Gli anni erano passati numerosi; la ragazzina era diventata grande; e, per dirvi tutta la verità, ora non abitava più nemmeno nella casa che stava vicino a Grandolmo. Ma non si era dimenticata del suo amico, che, anzi, continuava ad andare a trovare.
Avvenne, dunque, che, in uno di questi incontri, la ragazza notò che Grandolmo non era del suo solito umore e mostrava qualche segno di tristezza. “Che ti succede?!” gli chiese subito premurosa. “Piccola cara, devo confidarti una cosa; una cosa poco piacevole purtroppo. Ho sentito gli uomini, che abitano ora nella tua vecchia casa, parlare tra di loro e prendere la decisione di tagliarmi e di utilizzare così il mio legno. Non diventare triste, no! – disse Grandolmo non appena vide che la notizia aveva particolarmente colpito la sua amica –. Questo è il destino di molti alberi, e non c’è albero sulla terra che non sia preparato a questa conclusione della sua storia. Io non sono triste per questo: ho vissuto ormai tantissimi anni, e sono contento di ciò. Quello che mi dispiace è di non aver realizzato il sogno più grande che avevo. Sai, ognuno di noi cresce con un grande desiderio che spera un giorno si possa avverare. Sarà capitato di certo anche a te. Il mio era quello di diventare un grande forziere che contenesse il tesoro più bello del mondo: avrei tanto voluto che il mio legno fosse utilizzato per ospitare una grande ricchezza! Purtroppo, però, penso che questo non possa più avvenire. Pazienza. È per questo che sono un po’ triste”.
Quello fu l’ultima volta che l’albero e la sua amica si poterono parlare.
La ragazza ormai si era fatta grande. Si era sposata. Ed era diventata la mamma di una bellissima bambina.
Avvenne un giorno che alla ragazza, ormai diventata mamma, era accaduto di dover comprare una bella culla per la sua bella bambina; ne scelse una che le parve splendida: era una culla robusta, eppure luminosa, gioiosa; era di ottima fattura; era di legno.
Non lo dite troppo in giro, ma voglio confidarvi un piccolo segreto. Dovete sapere, ma forse lo avete già immaginato, che quella culla era stata fatta da un falegname qualche tempo addietro intagliando proprio il legno di Grandolmo. Immaginatevi la contentezza della ragazza ormai diventata mamma quando lo venne a sapere e quando poté deporre la sua bimba nel legno del “suo albero”. Già… la pianta era finita in quella bottega poco dopo essere stata tagliata dagli uomini di cui aveva parlato quell’ultima volta con la sua cara amica. E, che questo vi sembri strano oppure no, Grandolmo, anche se non ci aveva più sperato, era riuscito a realizzare il suo più grande desiderio: era stato intagliato per contenere un dono bellissimo.
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