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 Come comunicare con i morti

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Asineth
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MessaggioTitolo: Come comunicare con i morti   Ven Ott 31, 2014 4:36 pm




Non c'è alcuna possibilità – se Dio non lo permette – di comunicazione dei vivi con i morti. Questo tipo di pratica è un peccato ed è del tutto sconsigliato dalla Chiesa. La maggior parte delle volte è una frode e un inganno da parte di negromanti o medium, e in casi eccezionali e molto rari può perfino presupporre il contatto con demoni. Solo Dio è il Signore dei vivi e dei morti, e in Lui dobbiamo riporre la nostra fiducia, i nostri desideri, le nostre necessità, nell'attesa di incontrare di nuovo i nostri cari già defunti.


1. Che cos'è lo spiritismo, o più in generale la comunicazione con i morti?


La possibilità di parlare con i morti è comunemente nota al giorno d'oggi in Occidente con il nome di spiritismo. La negromanzia è una pratica divinatoria che in origine consisteva nel cercare di conoscere il futuro mediante la consultazione delle viscere dei morti. Questo senso, pur non essendosi perduto, si è ampliato arrivando a significare anche l'invocazione dello spirito di un proprio caro defunto per conoscere ciò che accadrà, il futuro. Senza entrare in ulteriori dettagli etimologici e semantici nelle varie religioni e negli ambiti magici nel corso della storia, questi aspetti non saranno sufficienti a circoscrivere il nostro tema.

In definitiva, alcuni pensano che sia possibile parlare con i morti, perché anche se il loro corpo fisico è decomposto a livello biologico e chimico, il loro spirito o la loro anima immortale mantiene qualche tipo di contatto o possibilità di comunicazione con i vivi.

Ciò si può ottenere in vari modi: usando la tavola “ouija” oppure oggetti magici, attraverso invocazioni e formule magiche, attraverso un canale o un medium – si parla allora di canalizzazione -, mediante uno stregone o un negromante, che esegue gli atti magici e può anche essere posseduto dallo spirito del defunto e dominare il suo apparato fonatorio, con la sua bocca e le sue corde vocali, parlando così attraverso di lui; ancora, può avvenire che lo spirito del defunto domini la mano dello stregone o del medium negromante, facendogli così scrivere messaggi – la cosiddetta scrittura automatica – o altro ancora.

Anche la comunicazione degli spiriti si suppone possa essere diretta, cioè senza il concorso attivo dei vivi, come abbiamo riferito negli esempi precedenti. Si dice così che gli spiriti si manifestano: il loro volto o la loro figura appare in impressioni fotografiche o su vari oggetti e superfici, oppure emettono voci e suoni che possono essere raccolti con oggetti elettronici come registratori (le cosiddette psicofonie); ancora, possono emettere in una banda di frequenza radiofonica e le loro emissioni possono essere sintonizzate, potrebbero chiamare al telefono una persona viva...



2. Perché si desidera parlare con i morti?

Fin dall'antichità, il fatto di voler parlare con i morti può essere ricondotto in generale a uno dei seguenti gruppi, con le variazioni e le sfumature del caso:

Può essere un gioco di adolescenti, soprattutto maschi, che applicano questo tipo di pratiche, soprattutto “ouija” o simili, come modo per consolidare la propria posizione, come prova di coraggio, per curiosità o per la volontà di addentrarsi in ambiti sconosciuti e che possono rappresentare una sfida per rafforzare la propria posizione nel gruppo di amici e coetanei. Può essere anche un divertimento, un passatempo, o una curiosità verso il mondo della morte e ciò che si vede nei film o si legge in certi libri e fumetti.

Il secondo gruppo è il più comune, perché è rappresentato dalla necessità di parlare con il defunto, che in genere è una persona affettivamente vicina, una persona cara, quasi sempre un familiare. Le ragioni possono essere diverse: sapere se sta bene lì dove si trova, necessità della persona rimasta viva di tornare a sentirla da vicino, a volte rimorso, oppure per chiedere perdono per fatti non perdonati durante la vita.

Il terzo caso è diverso dai precedenti. In questo gruppo ci sono infatti coloro che praticano questo tipo di contatti con i defunti perché desiderano accedere alla conoscenza di fatti ignoti relativi al futuro, o a ciò che c'è oltre questa vita. Si tratterebbe di anticipare gli eventi, saltando in modo legittimo i tempi, voler sapere cosa c'è nell'aldilà, usare i morti e il loro potere per conoscere cose occulte o forse utilizzare i defunti per fini di protezione o, quasi sempre, malefici, come provocare danno ad altre persone, forse per vendicarsi di qualcuno.



3. Cosa dice la Chiesa sulla comunicazione con i defunti?



Per conoscere quale sia l'insegnamento della Chiesa si può consultare il Catechismo della Chiesa Cattolica ai numeri 2115, 2116 e 2117. Lo spiritismo attenta contro il primo comandamento della Legge di Dio: il Signore è l'unico Dio, a nessun altro renderai culto, solo lui adorerai, solo lui servirai, non avrai altri dèi all'infuori di Lui. Tra le altre cose si legge:

 “Dio può rivelare l'avvenire ai suoi profeti o ad altri santi. Tuttavia il giusto atteggiamento cristiano consiste nell'abbandonarsi con fiducia nelle mani della provvidenza per ciò che concerne il futuro e a rifuggire da ogni curiosità malsana a questo riguardo”.

“Tutte le forme di divinazione sono da respingere: ricorso a Satana o ai demoni, evocazione dei morti o altre pratiche che a torto si ritiene che 'svelino' l'avvenire. La consultazione degli oroscopi, l'astrologia, la chiromanzia, l'interpretazione dei presagi e delle sorti, i fenomeni di veggenza, il ricorso ai medium manifestano una volontà di dominio sul tempo, sulla storia ed infine sugli uomini ed insieme un desiderio di rendersi propizie le potenze nascoste. Sono in contraddizione con l'onore e il rispetto, congiunto a timore amante, che dobbiamo a Dio solo ”.

“Tutte le pratiche di magia e di stregoneria con le quali si pretende di sottomettere le potenze occulte per porle al proprio servizio ed ottenere un potere soprannaturale sul prossimo - fosse anche per procurargli la salute - sono gravemente contrarie alla virtù della religione. Tali pratiche sono ancora più da condannare quando si accompagnano ad una intenzione di nuocere ad altri o quando in esse si ricorre all'intervento dei demoni. Anche portare amuleti è biasimevole. Lo spiritismo spesso implica pratiche divinatorie o magiche. Pure da esso la Chiesa mette in guardia i fedeli”.



Possiamo completare ciò che dice il Catechismo richiamando San Tommaso d'Aquino, O.P., nella sua “Summa Theologiae”. In San Tommaso si legge che attraverso la virtù della religione la creatura conosce la sua relazione e il suo posto di fronte al suo Creatore, e così lo onora e lo riverisce (S. Th., II-II, q. 81). Tra i vizi contro questa virtù, nel contesto della superstizione e concretamente del culto alle creature – che non devono essere onorate in questo modo –, pone la divinazione per mezzo degli spiriti dei defunti (S. Th., II-II, q. 95).
 Se l'uomo avesse bisogno di conoscere il futuro, Dio userebbe la sua signoria e glielo comunicherebbe per rivelazione diretta, mediante la Vergine Maria o gli altri santi, o nei modi che Egli desidera. Usurpare, o meglio pretendere di usurpare questo diritto è impossibile per qualsiasi persona che non sia Dio. E il tentativo è già un peccato.

È vero che l'uomo può usare i suoi mezzi e le sue capacità naturali per conoscere, studiando le cause naturali, ciò che può avvenire, gli effetti, nell'ordine della natura e del suo ambito. Lo stesso possono fare gli angeli, esseri più perfetti dell'uomo; da ciò deriva il fatto che possano conoscere molte più cose dell'essere umano (S. Th., II-II, q. 172, a. 5).
 Solo Dio, ad ogni modo, può sapere tutto e disporre in modo completo del futuro e di ciò che avviene in Cielo, all'Inferno e nella Creazione naturale – ovvero nell'universo in cui viviamo (S. Th., I, q. 14, a. 13; q. 57, a. 3; q. 86, a. 4). È così perché solo Dio è Signore e Creatore, Unico, Onnipotente e Onnisciente. Dio, inoltre, è la Causa Efficiente di tutto ciò che esiste, e lo mantiene di continuo nella sua esistenza. Solo Dio è l'"Ipsum Esse Subsistens", l'Essere-Che-Esiste-Ed-È-Di-Per-Sé (S. Th., I, q. 4, a. 2). È per questo che solo Dio dispone delle cose e può rivelare il futuro. Nessun altro.

Dio è poi Provvidente, ovvero ordina le cose verso il proprio fine, e il fine ultimo delle cose è il bene divino (S. Th., I, q. 22). Dobbiamo quindi confidare in Lui e non cercare di usare gli spiriti dei defunti per conoscere il futuro.
 San Tommaso d'Aquino dice infine che si pecca con lo spiritismo in due modi: per il peccato di curiosità ("curiositas") – il cui senso è più ampio di quello che intendiamo oggi, perché San Tommaso la definisce come un desiderio disordinato e sfrenato di conoscere le novità (S. Th., II-II, q. 167 a. 1) – quanto alla causa finale, e per il peccato di superstizione – che consiste nel trascendere nel credere, cioè credere più del dovuto – quanto alla causa materiale.


4. Se solo Dio conosce il futuro, che cosa avviene davvero in una seduta di comunicazione con i defunti?



Nella maggior parte dei casi si è davanti a una frode, a un inganno da parte dei presunti medium. Se si parla di suoni, rumori e fenomeni difficili da spiegare, quasi sicuramente le cause, se si indaga su di esse, sono naturali.

A volte può avvenire che persone con problemi psicologici, come in alcuni casi di schizofrenia, possano sentire voci o avere sensazioni molto reali che sono tuttavia false, che avvengono solo nella loro testa, siano esse allucinazioni o deliri. In rarissime occasioni, come dice San Tommaso, può avvenire che siano i demoni a farsi passare per spiriti, mediante suggestioni e operando false apparizioni di persone defunte. Non bisogna dunque vedere demoni in ogni lato, come alcuni interpretano falsamente, perché il fatto che sia possibile non significa che sia ciò che accade di norma, perché in genere si tratta solo di una frode.

Il documento della Conferenza Episcopale della Toscana del 1994 intitolato “Magia e demonologia” afferma che nelle sedute di spiritismo “i partecipanti e i medium (edizione moderna degli antichi negromanti) si prodigano nell'invocazione delle anime dei defunti (ad esempio presunte registrazioni di voci dall'oltretomba); in realtà essi introducono una forma di alienazione dal presente e operano una mistificazione della fede nell'aldilà, generalmente con trucchi, agendo di fatto come strumenti di forze del male che li usano spesso per fini distruttivi, orientati a confondere l'uomo e ad allontanarlo da Dio”.


Lo stesso documento mette in guardia dalla ricerca di “'fatti straordinari e miracolistici', reperibile nello stesso ambiente cristiano; una ricerca che a volte si appella ad un falso misticismo o a fenomeni di 'rivelazioni private', altre volte arriva addirittura a volgersi a riferimenti demonologici, senza alcuna ragionevole verifica e al di fuori di un'autentica maturità di fede”. La Chiesa si è sempre opposta a questo tipo di pratiche, e anche quando è diventato comune praticare sedute di spiritismo si è espressa in questo senso.

Il Sant'Uffizio (4 agosto 1856) ha detto in riferimento alle sperimentazioni di quello che veniva allora chiamato magnetismo, mesmerismo o ipnosi, usato anche per contattare i defunti, che era una pratica illecita: “l'applicazione di principii e mezzi meramente fisici a cose ed effetti veramente sovrannaturali, per spiegarli fisicamente, non è che un inganno affatto illecito ed ereticale […] La malizia degli uomini è tuttavia cresciuta in tal maniera che, trascurando lo studio della scienza e andando in cerca di cose curiose, essi si vantano di avere scoperto un metodo per predire e indovinare, con grave danno delle anime e detrimento della stessa società civile […] Ciò ha dato luogo a che donnicciuole entusiasmate dalle meraviglie del cosiddetto 'sonnambulismo e della chiaroveggenza' vadano dicendo con gesti non sempre verecondi ch’esse vedono qualunque cosa occulta, ed abbiano la temeraria pretesa di dissertare perfino sulla religione, di evocare le anime dei defunti, di riceverne le risposte e di scoprire cose ignorate e lontane, ed è certo che per mezzo della divinazione procurano grossi guadagni ai loro padroni. In tutte queste cose, quale che sia l’arte o l’illusione adoperata, siccome si pretende ottenere con mezzi fisici effetti non naturali, si riscontra un inganno assolutamente illecito ed ereticale, ed altresì uno scandalo contro l’onestà dei costumi”.

Il Sant'Uffizio (24 aprile 1917) dichiarò che non era lecito “con l'intervento di un cosiddetto medium, o senza alcun medium, servendosi o non servendosi dell’ipnotismo, assistere a qualsivoglia manifestazione o locuzione spiritica, anche a quelle che presentano apparenze di onestà e di pietà, sia interrogando le anime o gli spiriti, sia ascoltando le risposte, sia solo guardando, anche col protestare tacitamente o espressamente di non aver nulla a che fare con gli spiriti maligni”.


Non è mai stato dimostrato e non c'è alcuna prova sufficientemente verificata per cui si possa dire che è possibile contattare i morti e parlare con loro ricorrendo a stregoni, negromanti, indovini o maghi di qualsiasi classe. Non è possibile. Malgrado alcuni lo credano, non ci sono prove. La quasi totalità dei casi è costituita da frodi e inganni, come abbiamo affermato. Per questo, sacerdoti come Carlos María de Heredia, S. J., e Óscar González Quevedo, S. J., o scienziati come Dmitri Mendeleyev e Martin Gardner, nonché maghi (prestigiatori, e quindi esperti di trucchi e frodi) come James Randi, tra gli altri, hanno dimostrato ampiamente la frode degli spiritisti e delle loro presunte comunicazioni con i morti.

Dobbiamo quindi avere fede e fiducia in Dio, nella sua Provvidenza, anche nei momenti di oscurità, perché è invece possibile parlare con Dio, pregarlo e far sì che sia Lui a cui rivolgiamo i nostri desideri e le nostre richieste, anche quelli che riguardano persone già defunte, perché solo Lui, Signore dei vivi e dei morti, ha questo potere. Solo Dio.
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