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La magia dei desideri realizzati, non è utopia, non sono loro a non esistere, ma siamo noi che li blocchiamo smettendo di crederci. (Ejay Ivan Lac)
 
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 Lilith La Dea Furiosa

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veniliasunita
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MessaggioTitolo: Lilith La Dea Furiosa   Dom Feb 19, 2012 3:02 pm

Nella figura di Lilith troviamo un esempio di ‘Dea furiosa’ particolarmente signi­ficativo per due aspetti: per la sua naturale relazione con Eva, il suo doppio, coppia archetipica su cui si è costruita buona parte dell’immagine femminile nella cultura occidentale, e per il suo aver attraversato i secoli, mutando forme e particolari ma non sostanza, fino a tempi molto vicini a noi.

Di Lilith, Dea-uccello del neolitico, destinata a ricomparire in varie epoche successive come simbolo perenne della femminilità indomabile e perciò minac­ciosa per l’uomo abbiamo l’immagine assai nota di una terracotta del 2.000 a.C., che la ritrae nuda, con ali e artigli, circondata da civette e cani.

Alle origini di Lilith, negli antecedenti pre biblici, troviamo i demoni mesopotamici Lilithu-ArdatLili e Lamashtu-Lamme, figure femminili predatrici notturne che fanno parte di un gruppo, un insieme complesso di figure demoniache.
La Lilitu mesopotamica era una diavolessa che, in compagnia della consorella Ardat-Lili e del dèmone Lilu, formava una potentissima triade.
La radice comune del nome dei tre dèmoni era lil, che significava spirito, soffio, vento. Erano tutti e tre dèmoni aerei, alati, apportatori di tempeste; Lilitu e Ardat-Lili, in particolare, sovrintendevano alle tempeste dei sensi. Esse colpivano durante la notte gli uomini sposati, ispirando loro violenti desideri sessuali, senza mai soddisfarli. Le due diavolesse non risparmiavano neppure i bambini, ma questi, essendo impuberi, non potevano essere fagocitati da loro; allora Lilitu li soffocava nel sonno, mentre Ardat-Lili li rapiva, sempre addormentati, e poi li divorava.
Lamashtu, anch’essa diavolessa mesopotamica, colpiva le sue vittime con violente febbri. Essa aveva fattezze disgustose: il suo volto era pallido, la sua testa leonina, il suo corpo era peloso, i suoi denti e le orecchie erano quelli di un asino e aveva una sorta di membro simile a quello di una fiera. Reggeva nelle mani spire di serpenti e sbavava dalle fauci. Ai suoi seni nudi erano raffigurati attaccati un cane nero e un maiale (2). Ella faceva abortire le donne incinte strappando il feto dal loro ventre.

A Lilith appartiene, nelle sue origini babilonesi come nelle sue parentele greche (3) una natura ‘plurale’. Ogni demone è infatti qui una moltitudine, confusa e oscura, come accadrà poi con la moltitudine dei ‘diavoli’ cristiani.
Non esiste dunque ‘una’ Lilith, ma più Lilith (4), una schiera. Frammenti molteplici dai tratti simili.

Comune a tutte le figure tipo Lilith è il suo comportamento divoratore, vampiresco, volto all’esaurimento delle forze vitali della vittima, in particolare uomini, bambini neonati e donne partorienti – vale a dire il maschile e l’aspetto generatore e fecondo del femminile, cui si contrappone, altra caratteristica essenziale delle Lilith, come già accennato, la sua sterilità.
Seduzione, potere e oscurità sono altri attributi importanti. Siamo ovviamente nel tempo posteriore alla separazione fra l’aspetto seduttivo e quello generativo della Dea, in una cultura, quella ebraica come quella cristiana poi, in cui la fecondità – e la maternità – viene esaltata e la capacità erotico-attrattiva invece svilita e demonizzata.
Lilith ed Eva



Lilith come alter ego di Eva, Lilith la prima donna, ha un curioso sviluppo. Nel­la Bibbia infatti Lilith è citata una sola volta, nel paesaggio del caos iniziale cui torna la Terra dopo il regno di Edom (5) e in cui si dice Lilith troverà dimora con iene, satiri e gatti selvatici.
Lilith prende invece moltissima importanza nella tradizione cabalistica di esegesi dei testi biblici. Donna-demone alato dal volto femminile, essa trova qui un’origine, un mito che ne fa la ‘prima donna’ di Adamo (6), che si trova in disaccordo con lui riguardo ai reciproci diritti nella coppia. In particolare Lilith rivendica l’uguaglianza della donna con l’uomo richiedendo l’alternanza della posizione ‘sopra’ nell’incontro sessuale, cosa che Adamo rifiuta dichiarando che l’unica posizione ammessa è quella in cui l’uomo è ‘sopra’ e la donna sotto. Lilith non si adegua , invoca il nome dell’Ineffabile e riceve per questo un paio di ali, con le quali vola via, verso l’esilio e il suo destino di maledetta, compagna del demone-diavolo Samaele-Adam-Belial, signore degli angeli decaduti.

Della coppia Lilith-Eva Lilith è dunque l’aspetto oscuro, malefico e, come vedremo in Ereshkigal, avverso femminile, di cui ghermisce e uccide i figli neonati.

Nel mito della ‘prima Eva’ si gioca chiaramente la struttura di una società pri­ma egualitaria, di pari ‘diritti’ dell’uomo e della donna e in seguito patriarcale, di donne sottomesse all’uomo. L’incarnazione del ‘diritto’ originario, per esorcizzare il senso di colpa, diviene quindi demone. Dell’originario immenso potere della Dea, l’aspetto del potere di seduzione femminile (7) viene a attribuito a Lilith, il demone. Il potere di attrarre e disporre dell’uomo, un tempo tipico della Grande Madre, può sussistere solo nella rinuncia all’aspetto materno.
In questo modo è possibile ‘contene’ la portata della seduzione femminile, comprendendola come potere malvagio e oscuro, tentazione diabolica da cui è possibile per l’uomo difendersi – è anzi un dovere - coltivando la purezza e facendosi scudo con gli opportuni segni e parole.

In Lilith convivono quindi la sconfitta, l’esilio e l’invidia per il femminile sottomesso ma fecondo, per il volto luminoso della Dea, a lei negato. Nemica soprattutto delle donne, agli uomini sottrae solo il seme, mentre alle gravide e ai loro neonati toglie la vita.
La ‘temperatura’ della rabbia è in Lilith fredda, tinta della sconfitta subita un tempo, del dolore continuo e dell’impotenza, dell’impossibilità di prevalere mai definitivamente. La sua figura nella cultura giudaico-cristiana è sia depotenziata – la Dea ridotta a demone - che interamente negativa, posta sotto il segno della condanna maschile.





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